Il sapore e la storia della “Ciceri e Tria”, piatto novità della Sagra te lu Ranu

25° edizione, il Concorso d’arte per ricordare scene di vita contadine
giugno 19, 2017
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Il sapore e la storia della “Ciceri e Tria”, piatto novità della Sagra te lu Ranu

Da quando è nata la “Sagra te lu Ranu”, cucinare è stato sempre il modo più sincero per cercare di valorizzare il nostro territorio, il Salento, i piatti che a tavola preparavano i nostri nonni.

Riproporre quei piatti della tradizione contadina, esaltarne i sapori, far conoscere ai nostri visitatori la loro storia, la loro preparazione ci ha sempre gratificato e fatto sentire parte di una comunità che crede nel cambiamento, ma non dimentica le proprie radici culinarie.

Ecco perché anche quest’anno non potevamo fare a meno di proporre un nuovo innesto tra le ricette e i prodotti da degustare il 14, il 15 e il 16 luglio a Merine.

La novità culinaria della 25° “Sagra te lu Ranu” sarà la “Ciceri e Tria”, un piatto tipico dalle origini contadini entrato di diritto a far parte della “dieta” mediterranea con la conquista araba della Sicilia e riconosciuto piatto della tradizione in occasione delle grandi tavolate organizzate in onore a San Giuseppe per offrire un pasto ai poveri.

Come si legge sul sito ufficiale dell’A.I.F.B. (Associazione Nazionale Food Blogger),

[…] il termine Tria, dunque, con il quale questa pasta filiforme è stata a lungo chiamata in Italia e ancora oggi diffuso in molti dialetti meridionali, è evidentemente derivato dall’arabo Alatriya o Itriyah. Si presuppongono, però, delle ascendenze ancora più antiche: il termine Tri o Tria potrebbero derivare dal greco Itriom; nell’Impero Romano si usava un termine molto simile, ovvero Itrium, che stava ad indicare tutti gli impasti a base di farina e acqua. Serventi e Sabban, autori de “La pasta. Storia e cultura di un cibo universale”, nel loro trattato affermano che: “l’idea di sbollentare pezzetti di pasta – a forma di fili o nastri – si sviluppò intorno a un preparato di nome Itrium, nella parte orientale dell’Impero Romano”.

La ritroviamo anticamente anche negli scritti del poeta latino Orazio, che ne parla già nelle sue Satire, scritte tra il 35 ed il 30 a.C., laddove egli descriveva la minestra di ceci, porri e lagane (dal greco laganon e dal romano laganum), intendendo con quest’ultima parola probabilmente una pasta sfoglia simile alla nostra attuale pasta fresca. Le Lagane, infatti, sono una sorta di fettuccine preparate con un impasto a base di farina di grano duro, acqua e sale (cotto o fritto in forno), non sottoposto a calore umido, che verrà poi steso in una sfoglia sottile e successivamente tagliato in striscioline di circa 1 cm di larghezza.
Nello specifico, le sole “Lagane e Ceci” vengono chiamate anche “piatto del brigante” poichè nei boschi del Vulture, nella seconda metà del XIX secolo, si occultavano i briganti, che venivano chiamati anche scolalagane per la quantità di pasta che amavano mangiare. […]

 

Una pasta dal taglio particolare (spesso lunga e rettangolare), con ceci cotti e insaporiti con cipolla (e talvolta alloro o sedano) e arricchiti dalla croccantezza della pasta fritta, la “tria” per l’appunto. Un “appuntamento” immancabile nei nostri ristoranti, trattorie e masserie e richiestissimo da chi visita la Puglia e il Salento in ogni periodo dell’anno.  A quanti dei nostri amici, parenti, conoscenti, alla domanda “Cosa mi consigli di mangiare come piatto tipico?”, abbiamo almeno una volta consigliato di degustare un piatto di “Ciceri e Tria”?

Il 14, 15 e 16 luglio potranno assaporarla da noi, insieme a tanti altri piatti tipici della tradizione.
Vi aspettiamo!

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